Come ogni martedì, alla Locanda Il Seme Urbano, si prepara il pesce.

Oggi le nostre cuoche aspirano a rendere speciale uno dei pesci veneti che, a volte, per pura presa di posizione, si tende a evitare preferendo pesci prestigiosi come branzino, orata, salmone.

L’italia è uno dei maggiori produttori al mondo di trote e nel veneto gli allevamenti si concentrano nella provincia di Vicenza. La trota infatti è un pesce caratteristico di torrenti e ruscelli in cui trovano il loro habitat ideale in acque fresche e ben ossigenate.

Al di là dei gusti personali (a qualcuno non piace, molti non l’hanno assaggiata), questo pesce di acqua dolce merita attenzione per diverse ragioni:

Sicurezza. È sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Basta consultare il ‘RASFF Portal’ (il sito web della Commissione Europea ove sono raccolte le notifiche di prodotti alimentari ritirati dal mercato perchè a rischio) per verificare l’assenza di segnalazioni, a fronte di una media annuale di circa cinquecento segnalazioni su prodotti ittici, soprattutto relative a infestazioni da Anisakis (pericoloso parassita di cui ilfattoalimentare.it si è già occupato, segnalando le doverose cautele da adottare per la sua neutralizzazione, mediante cottura o abbattimento di temperatura, e i rischi da tener presenti in alcune occasioni di ristoro pubblico).

Qualità nutrizionali. La trota è uno dei prodotti ittici migliori dal punto di vista dietetico, è un cibo mediamente grasso – si colloca a metà strada tra il merluzzo e la cernia da un lato, e l’anguilla dall’altro. Un felice equilibrio per controllare l’apporto energetico senza rinunciare agli acidi grassi Omega3 presenti in quantità significative: circa 800mg per 100 grammi di prodotto. Infine, La trota è indicata per ogni categoria di consumatori, tanto da essere utilizzata anche negli alimenti per l’infanzia.

Sostenibilità. Un allevamento intensivo di trote non si può considerare “benefico” per un corso d’acqua, ma l’impatto ambientale è comunque ridotto rispetto ad altre attività produttive. Basti pensare che la normativa vigente sugli scarichi idrici stabilisce un valore limite di ammoniaca pari a 15 mg/l, mentre l’ammoniaca allo scarico di un impianto di troticoltura raramente supera 0,5-0,8 mg/l. La trota vive bene soltanto in acque pulite e prive di inquinamenti, ed è quindi lo stesso allevatore il primo interessato a vigilare sulla qualità dell’acqua e sull’ambiente esterno: poiché ogni eventuale condizione di stress ambientale predispone gli animali alla malattia, rischiando di compromettere la produzione.

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